What’s BPD in my life

Novembre 2016; il giorno in cui mi è stato diagnosticato il Disturbo Borderline di Personalità tutto ha iniziato ad avere un senso.
Ho sempre vissuto in modo turbolento, le emozioni hanno sempre guidato le mie scelte e i miei comportamenti. Questo mi ha sempre permesso di vivere intensamente, assaporando ogni dettaglio e traendo una forte energia dalla vita.
Ma, altresì, le emozioni negative mi hanno sempre devastata. Non nel senso che sono stata male come una persona “normale”… Sono caduta talmente in basso che a malapena riuscivo a guardarmi. Quando è successo qualcosa di non positivo, quando mi hanno fatto del male, quando mi hanno voltato le spalle, ho sofferto di una grave depressione.
Non mi alzavo più dal letto, non mangiavo, non riuscivo che a crogiolarmi nel mio dolore, ancora e ancora. Le emozioni sono state troppo intense per ascoltare qualsiasi altro stimolo venisse dal mio corpo o dall’esterno.
Biologicamente, le persone affette dal Disturbo Borderline di Personalità presentano uno sviluppo anomalo dell’amigdala, la parte del cervello che gestisce le emozioni; oppure una povera connessione tra l’amigdala e la corteccia prefrontale, parte del cervello adibita alla pianificazione dei comportamenti cognitivi complessi, all’espressione della personalità, alla presa delle decisioni e alla moderazione dei comportamenti sociali.
Ne consegue che il mio day-by-day è caratterizzato da una forte disregolazione emotiva, passando rapidamente da un’emozione ad un’altra, causando caos in me stessa e nelle persone che mi circondano.
Le emozioni sono vissute più intensamente e più a lungo di una persona “normale”. Nel tentativo di controllare i propri picchi emotivi, i borderline agiscono impulsivamente e con condotte che in gergo tecnico vengono definite “comportamenti disregolatori” potenzialmente dannosi, quali spendere, sesso, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate. Ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari o comportamenti automutilanti caratterizzano ulteriormente il soggetto.
Dopo la diagnosi ho iniziato un percorso di psicoterapia chiamato DBT, che consiste in terapie individuali e di gruppo destinate a sviluppare le connessioni neurali tra l’amigdala e la corteccia pre-frontale.
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November 2016; The day I was diagnosed with Borderline Personality Disorder everything started to make sense.
I’ve always lived in a turbulent way, emotions have always driven my choices and behaviors.
This has always allowed me to live intensely, savoring every detail and taking a strong energy out of life.
But, on the other hand, negative emotions have always devastated me. Not in the sense that I’ve felt bad as a “normal” person … I fell so low that I could hardly look at myself. When something unsuccessful happened, when someone hurt me, when they turned their back, I suffered a severe depression.
I did not get up from bed anymore, I did not eat, I was just staying in my pain again and again. The emotions were too intense to hear any other stimulus coming from my body or from the outside.
Biologically, people with Borderline Personality Disorder present an abnormal development of the amygdala, the part of the brain that manages the emotions; Or a poor connection between the amygdala and the prefrontal cortex, part of the brain used to plan complex cognitive behaviors, personality expression, decision making, and moderation of social behavior.
It follows that my day-by-day is characterized by strong emotional deregulation, moving quickly from one emotion to another, causing chaos in myself and in people around me.
The emotions are lived more intensely and longer than a “normal” person. In an attempt to control their emotional peaks, borderlines act impulsively and with pipelines that are potentially harmful, such as spending, sex, substance abuse, reckless guidance, and what’s called “deregulatory behavior” in the technical jargon. Recurring threats, gestures, suicidal behaviors, or self-mutilation further characterize the subject.
After the diagnosis I started a path of psychotherapy called DBT, consisting of individual and group therapies designed to develop neural connections between the amygdala and the prefrontal cortex.
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